Il cibo è cultura: 5 piatti della tradizione civitavecchiese

Il cibo è cultura: 5 piatti della tradizione civitavecchiese

food local

Quando parliamo di cultura, facciamo riferimento a quell’insieme di esperienze condivise da una comunità che prevedono alla base valori, senso di appartenenza, codici comportamentali e schemi etico – identitari.

Fra le tante cose che ci troviamo a condividere l’uno con l’altro, una di queste è sicuramente il cibo.

Il cibo è cultura, è condivisione, è momenti in compagnia: sin dai tempi dell’antichità, il cibo ha contribuito a creare dinamiche sociali che hanno posto le basi per lo sviluppo di alcuni schemi societari.

In Grecia, le grosse tavolate imbandite, servivano a riunire i personaggi più importanti della città al fine di discutere delle questioni societarie.

Anche nella Roma Antica, i momenti più importanti e folkloristici, venivano consumati fra abbacchio e vino, quest’ultimo caposaldo della vecchia cucina romana.

Oggi, nell’era dell’informazione e della frenesia, le cose sono cambiate: il più delle volte i pasti vengono consumati in fretta, o addirittura saltati. Nonostante ciò, per moltissime persone, specialmente per noi italiani, il cibo viene considerato baluardo della cultura della condivisione.

Si condividono momenti insieme, risate, confidenze, silenzi.

Il cibo è cultura quando si produce, si crea, si prepara, si trasforma, si consuma e quando si sceglie.

Un piatto di spaghetti al pomodoro non è solo un cibo, ma è il simbolo dell’identità culturale di un paese.

Dopo questa breve premessa, ci addentriamo nelle tradizioni culinarie di una città di mare, Civitavecchia: quest’ultima, presenta alcune portate che si sono radicate nella cultura del posto. Pietanze di mare, dolci, frittelle e perfino la pizza.

Scopriamo insieme 5 portate tradizionali di questa città, le loro caratteristiche, curiosità e come prepararle.

1. Zuppa di pesce = tradizione civitavecchiese

zuppa di pesce civitavecchiese

Storico piatto della tradizione gastronomica civitavecchiese, probabilmente uno dei più amati dai cittadini del posto e quelli dei paesi limitrofi.

I civitavecchiesi sono soliti prepararla utilizzando il pescato locale, quello offerto dal mare che circonda la città.

Si prepara a partire da un pesto d’aglio, peperoncino e acciughe e si mette il tutto in un tegame con l’olio al quale si aggiungono crostacei, molluschi di mare e un bicchiere di vino. Il tutto si lascia cuocere a fuoco lento versando nella pentola un po’ d’acqua insieme a concentrato di pomodori e pelati. Dal momento iin cui comincia ad asciugarsi il sugo, si aggiunge il pesce.

Non possono non essere aggiunti i crostini di pane bruscato, fondamentali per la famosa scarpetta.

Il nostro tratto di costa è uno dei più ricchi di iodio del Mediterraneo e di conseguenza il pescato locale risulta essere molto saporito. Per questo motivo, la zuppa, per definizione un piatto “povero” poiché si realizza con pesce di piccolo taglio e facilmente reperibile, è sempre stato molto apprezzato nel passato.

I civitavecchiesi amano gustare questo piatto in compagnia dei parenti più cari: riunirsi attorno alla zuppa di pesce è un vero e proprio rito.

2. I ricci di mare fanno parte della tradizione civitavecchiese

tradizione civitavecchiese

I ricci di mare sono forse le creature che più coinvolgono la cultura culinaria civitavecchiese.

Devi sapere che moltissimi cittadini del posto, alcuni anni fa, era soliti riunirsi alla Frasca attorno a vere e proprie bacinelle stracolme di ricci, accompagnate da calici di vino bianco.

La famosa “Ricciata” veniva quindi visto come un momento di condivisione, una scusa per rivedere i propri cari dopo una lunga settimana di lavoro: un pò di pane, del vino, e una valanga di ricci erano il quadro perfetto delle domeniche civitavecchiesi trascorse alla Frasca.

Il riccio di mare, per essere gustato, veniva accompagnato con la rosetta, indispensabile per la scarpetta finale.

3. Pizza coperta civitavecchiese

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Per chi è alla ricerca di qualcosa di buono da mangiare al volo, la pizza coperta civitavecchiese è sicuramente una buona soluzione.

Si prepara in questo modo la pizza della tradizione civitavecchiese:

fare un impasto con un chilo di pasta di pane, mezzo bicchiere d’olio e un pò di pepe; lasciarlo riposare per più di un’ora e poi dividerlo in due parti.

Spianare una delle parti, distenderla in una teglia unta d’olio e versarvi sopra una salsa ottenuta amalgamando 700 grammi di pomodoro, 100 grammi di acciughe spinate e spezzettate e un trito di prezzemolo, aglio e peperoncino; aggiungere sale pepe e poco olio.

Spianare la rimanente pasta e distenderla sulla teglia in modo da ricoprire tutta la salsa; chiudere i bordi, bucherellare la superfice con la forchetta, cospargere d’olio e introdurre nel forno già riscaldato a circa 200 gradi, lasciando cuocere per 40′.

La pizza civitavecchiese viene mangiata sia calda che fredda.

Le pizzerie tipiche della città come La Ternana, Il Ghetto o La Nona, la propongono tutti i giorni nel rispetto delle tradizioni.

4. Pizza di pasqua civitavecchiese

tradizione civitavecchiese

Non solo pizza salata: a Civitavecchia, la variante dolce è apprezzata ed amata da tutti.

La pizza di Pasqua civitavecchiese viene consumata tradizionalmente la mattina di Pasqua assieme a uova sode, salame e coratella con carciofi.

La preparazione della stessa è assai lunga e impegnativa: si comincia dal giorno prima, con la messa a bagno dell’anice stellato nel vermouth per 12 ore circa. Dopo di chè si crea un impasto con uova, zucchero, burro e strutto; si aggiungono vaniglia, cannella, l’anice preparato, latte, liquore (sambuca o alchermes) e si amalgama il tutto con la farina. Una volta che l’impasto è pronto ha inizio la fase della lievitazione (24 ore).

Le massaie civitavecchiesi, molti anni fa, erano solite coprire con pesanti coperte di lana le diverse pizze, in attesa che la pasta lievitasse durante la notte.

Per le colazioni pasquali civitavecchiesi, questo dolce non può mancare.

5. I biscottini di Natale

tradizione civitavecchiese

Quella dei biscottini è una vera tradizione civitavecchiese.

Ogni anno, nonne e mamme di famiglia si accingono a preparare questi dolci da donare poi ad amici e parenti durante la giornata del 23 Dicembre, giorno delle famose pastorelle di Natale.

Quest’ultime, da moltissimi anni, riempiono le strade della città e intonano a gran voce per le vie di Civitavecchia i canti natalizi. Bambini e adulti si riuniscono durante la serata del 23 per trascorrere momenti unici insieme.

Pur di vedere le pastorelle, i cittadini civitavecchiesi sfidano il freddo invernale.

Durante queste giornate, fra le diverse donne della città, è un pò come se si instaurasse un senso di sfida: ognuna di loro li prepara a modo suo, c’è chi mette il liquore,chi usa il burro,chi aggiunge il cacao all’impasto e chi li aromatizza con la cannella allo scopo di ottenere non solo un prodotto unico,ma anche i biscottini più buoni di tutti.

La ricetta tradizionale vuole che tra gli ingredienti dell’impasto ci siano almeno mandorle tostate, canditi e cioccolata ma ogni famiglia ha la sua ricetta personalizzata in base ai gusti e alle preferenze.

Fra i regali delle vacanze natalizie, non possono dunque mancare i famosi “biscuttini o biscuttine”, come li chiamano i cittadini del posto.

Ricetta

Questa di seguito è la ricetta dei biscottini della tradizione civitavecchiese:

Tagliate i canditi e la cioccolata in pezzi grossolani. Mettete in una scodella molto capiente circa 1 kg di farina , le uova,lo zucchero,l’olio di mais,il cacao e il lievito.

Mischiate l’impasto con un mestolo di legno e quando diventa troppo duro rovesciatelo su un piano infarinato e continuate ad impastare in modo da ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Unite, poco per volta, i canditi, il cioccolato e la frutta secca, sempre impastando.

Se l’impasto dovesse diventare troppo appiccicoso aiutatevi con dell’altra farina.

Suddividete l’impasto in panetti e metteteli su una placca da forno non troppo vicini perché lievitando tendono a gonfiarsi.. Cuocete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti. Quando i panetti sono cotti lasciateli riposare per circa 30 minuti.

Tagliate i panetti in listarelle di circa un paio di cm e fateli raffreddare finché il cioccolato non si sarà rappreso di nuovo.

Conclusioni

Il cibo è cultura quando si produce poiché l’uomo ambisce a creare il proprio cibo.

Il cibo è cultura quando si prepara poiché l’uomo, una volta acquisiti gli ingredienti essenziali, contribuisce a trasformare il cibo con la propria arte e tecnologia. 

Il cibo è cultura quando si consuma, perchè l’uomo lo sceglie sia in base ai criteri nutrizionali sia in base ai valori simbolici connessi ad esso.

L’uomo è in grado di modificare il cibo in base alle sue necessità, preferenze, valori.

E come tutte le realtà locali, anche Civitavecchia ha i suoi piatti tradizionali che generazioni e generazioni contribuiscono a portare avanti in virtù dei propri valori. 

Ciò che ci lega e ci unisce, non può essere considerato solamente “cibo”, non sei d’accordo? 

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